giovedì 13 settembre 2007

NASA: Sanscrito e Intelligenza Artificiale







E pensare che il sanscrito è visto come una lingua astrusa e incomprensibile, un qualcosa di totalmente alieno alle nostre povere menti occidentali.
E invece adesso il cerchio si chiude e le tecnologie più avanzate scoprono l'importanza di questa lingua sacra e antichissima.

Sto parlando di un articolo scritto da Rick Briggs - Roacs, NASA Ames Research Center, Moffet Field, California, insomma un ricercatore americano della NASA.

L'articolo si intitola "Sanskrit & Artificial Intelligence — NASA Knowledge Representation in Sanskrit and Artificial Intelligence" insomma un titolo abbastanza impegnativo...

E' possibile leggere un abstract del documento all'indirizzo:
http://vtweb.com/gosai/science/sanskrit-nasa.html
(in inglese)

Per chi non sapesse l'inglese, o per chi non ha voglia di leggere tutto l'abstract, quello che si dice in sintesi è che da vent'anni gli studiosi di intelligenza artificiale cercano di rendere il linguaggio naturale umano comprensibile ad una macchina in maniera non ambigua.

Il linguaggio naturale (cioè quello parlato dagli esseri umani nella vita quotidiana, contrapposto ai linguaggi di programmazione) presenta numerose ambiguità anche semantiche, e si presta facilmente a fraintendimenti, soprattutto nel caso in cui debba essere compreso da un computer.

Dice Briggs che è attualmente diffusa l'idea che il linguaggio naturale non sia adatto a relazionarsi correttamente alla logica rigorosa e matematica di un computer, tuttavia, egli aggiunge, c'è almeno un linguaggio che fa eccezione: il Sanscrito.

Attualmente il sanscrito è una "lingua morta", non viene cioè parlata comunemente da nessun popolo, ma è usata soltanto dagli induisti nella celebrazione delle loro cerimonie religiose o lettura di testi sacri.

Briggs sottolinea che il sanscrito è stata una lingua parlata correntemente per 1000 anni, con una vasta letteratura alle spalle, e anche un rigore filosofico e grammaticale che non è andato perso nei secoli ed è arrivato a noi.

Il ricercatore NASA arriva a sostenere che, una volta analizzato il sanscrito, ci si può rendere conto di come molti studi sull'intelligenza artificiali non sono altro che un inconsapevole riappropiarsi di studi molto più antichi.

Infatti Briggs analizza le reti semantiche di recente invenzione e trova una somiglianza impressionante con il linguaggio sanscrito.

A partire dal 500 a.C., grammatici indiani hanno creato una stretta codificazione del linguaggio sanscrito, affinchè fosse utile a trasmettere concetti logici con estrema precisione.
Nel tempo, si è venuto a creare un sanscrito molto conciso e "concentrato", per il suo rigore simile ad un linguaggio di programmazione informatico, per cui è diventato necessario fare dei commenti e spiegazioni per renderlo simile al linguaggio comune.

Infine Briggs ricorda che gli indiani hanno introdotto per primi nella matematica il numero 0 (zero) (poi lo zero è passato agli arabi che l'anno portato in occidente) e i numeri binari, tutti concetti poi ripresi da noi occidentali.

Se poi volete proprio verificare quanto i linguaggi di programmazione e le reti semantiche assomigliano al sanscrito, vi tocca leggervi l'articolo... ;-)

2 commenti:

Flowers ha detto...

Grande Mosca, sei un mito, un vero induista....io non riesco a scrivere tre post di fila senza un cazzo o un culo di mezzo, la volgarità dell'occidente. Comunque grande articolone, io comunque sono da anni che uso il sanscrito++ e Visual Ebraic, provali!!!

The Fly ha detto...

ah ah ah!
Però non sono induista, al limite indofilo...